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La carie è una malattia infettiva dei denti causata dai batteri: W.D. Miller, nel 1890 propose la teoria della “decalficicazione acida” o “chimico-parassitaria” che prevede la demineralizzazione e la successiva dissoluzione della matrice inorganica dei denti (idrossiapatite).
L’erosione delle superfici dentali avviene, quindi, grazie a degli acidi prodotti dai numerosi batteri isolabili della cavità orale. Tali microrganismi (fra i quali lo Streptococco mutans si è dimostrato il più efficiente batterio cariogeno) in presenza di zuccheri alimentari producono acidi in quantità sufficienti a decalcificare i denti.
La carie va vista come una malattia multifattoriale che per svilupparsi necessita la coesistenza di tre fattori: un ospite (il dente), una dieta ricca in zuccheri (in particolar modo di saccarosio) e la presenza di un batterio (lo Streptococco mutans). Questi tre elementi devono essere contemporaneamente presenti per un certo tempo, fattore quest’ultimo che può essere a tutti gli effetti considerato come il quarto agente essenziale allo sviluppo della malattia cariosa, I tessuti duri dentali sono da considerarsi dei materiali compositi naturali formati da collagene e microcristalli di idrossiapatite; l’uso di materiali compositi in odontoiatria è considerevolmente aumentato negli ultimi anni, sostituendo in alcuni casi i materiali più tradizionali.
Si definiscono resine composite particolari materiali formati dalla combinazione di un polimero sintetico con particelle inorganiche di natura ceramica. Il polimero forma la matrice del composito nella quale risultano disperse le particelle inorganiche che fungono da rinforzante (riempitivo, carica). Le due sostanze si uniscono chimicamente fra loro grazie all’azione di un opportuno legante (o accoppiante) applicato sulle superfici delle particelle di riempitivo. La contemporanea presenza della matrice e del riempitivo genera un materiale con caratteristiche migliorate rispetto ad ambedue i singoli componenti.
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